martedì 24 novembre 2009

Rintocchi

Può Capitare di sentire tante emozioni muoversi dentro.
Scontrarsi. Sentire un mare di amore, che non sa prendere una direzione. Sentirlo nettamente battere sulle pareti interne del cuore e non per questo con l'intenzione di uscire. Anzi.
Come se al nostro corpo piacesse questa sensazione amara.
Uno struggimento che procura stabilità.
E non lasciarlo andare nè verso i ricordi nè verso il futuro.
Fermo. Intrappolato.
Non ricordo chi scrisse che a tenere una cosa così complicata come l'amore dentro si finisce per ammalarsi.
E forse restare a guardarlo arrampicarsi e graffiare sulle nostre pareti interne è una piccola malattia, ma altresì è anche un piacere.
Quello della sicurezza.
In un ambiente che conosciamo seppur doloroso siamo al sicuro. lo abbiamo riconosciuto. sappiamo che per quanto sia dolore, lo conosciamo, è sempre quello: calibrato misurato. Sotto controllo.
Si capita di sentirlo sbattere di più a volte, nel ricordo di un tempo che fu.. Alzare le antenne, ascoltare meglio, perdersi .. Ma è nello stesso posto.
Finchè non si avrà il coraggio. Finchè non ne varrà la pena. Meglio lasciarlo lì.
Sentirsi come questa canzone. Che ripete all'infinito noti dolce e amare.. ma sempre e sempre nella stessa cantilena. E non volerne uscire. Fermi qui.

http://www.youtube.com/watch?v=zQME-ChSwNM

domenica 8 novembre 2009

Come dirlo meglio...

... Il fatto è che a me non era mai venuto in mente che suo padre fosse malato -
per quanto strana, è che neanche Luca aveva mai pensato nulla del genere: questo dà un'idea di come siamo fatti. Abbiamo una fiducia cieca nei nostri genitori, quello che vediamo in casa è il giusto ed equlibrato andare delle cose, il protocollo di ciò che consideriamo una sanità mentale. Adoriamo i nostri genitori per questo - ci mantengono al riparo da qualsiasi anomalia.
Così non esiste 'ipotesi che loro per primi, possano essere un'anomalia - una malattia.
Non esistono madri malate, ma solo stanche. I padri non falliscono mai, sono a volte nervosi.
Una certa infelicità che preferiamo non registrare, assume di tanto in tanto la forma di patologie che avrebbero nomi, ma in famiglia non li pronunciamo. L'uso dei medici è sgradito e, nel caso, ridimensionato dalla scelta di medici amici, consueti alla casa, poco più che confidenti.
Dove servirebbe l'aggressione di uno psichiatra, si preferisce la bonaria amicizia di dottori che conosciamo da una vita - altrettanto infelici.
A noi questo sembra normale.
Così senza saperlo ereditiamo l'incapacità verso la tragedia, e la predestinazione alla forma minore del dramma: perchè nelle nostre case non si accetta la realtà del male, e quesro rinvia all'infinito qualsiasi sviluppo tragico innescando l'onda lunga di un dramma misurato e permanente - la palude in cui siamo cresciuti. E' un habitat assurdo, fatto di dolore represso e quotidiane censure. Ma noi non possiamo accorgerci di quanto sia assurdo perchè come rettili di paludi conosciamo solo quel mondo, e la palude è per noi la normalità. Per questo siamo in grado di metabolizzare incredibili dosi di infelicità scambiandole per il doveroso corso delle cose: non ci sfiora il sospetto che nascondano ferite da curare, e fratture da ricomporre.
Allo stesso modo ignoriamo cosa sia lo scandalo, perchè ogni eventuale devianza tradita da chi ci sta attorno la accettiamo d'istinto come un'integrazione solo inattesa al protocollo della normalità.
......

EMMAUS. Baricco.