venerdì 23 luglio 2010

Ercole


Nella mitologia greca il mostro Idra aveva nove teste di serpente.
Il corpo era di un drago gigantesco e senza ali. Qualsiasi testa venisse tagliata, subito ne rispuntavano due. Il sangue e il fiato dell'Idra erano veleno mortale.
Delle nove teste una, la centrale era immortale.
La vita è un pò così, passi il tempo a tagliar teste.
Tagli la testa alla povertà d'animo per non farti toccare, potrebbe avvelenarti,
alle delusioni, cercando di dimenticarle,
alle persone che ti fanno male, sperando che funzioni come rimedio,
a chi non vuole sentire e a chi non è aperto, a chi è invidioso e a chi ce l'ha con te per il semplice motivo che sorridi.
E cazzarola continuano a rispuntare ste maledette teste.. Ercole nella seconda delle sue fatiche, nel tentativo di ucciderla deve aver fatto facce piuttosto buffe nel vederne ricrescere due al posto di una..(lo immagino con un sopracciglio corrucciato..il destro sopra il sinistro.. come a dire: Sto a fa un casinoooooo... )
Continui a tagliare imperterrita.. Sperando un giorno di arrivare a quella centrale... E ucciderla questa dannata cattiveria che circola..
Probabilmente come con l'Idra scoprirai che la testa centrale è immortale..
E allora capirai ciò che hai sempre saputo..Che non è importante raggiungerlo l'obiettivo quanto perseguirlo..E Che ciò che ti ha tenuto in piedi è stato il continuo tentativo di batterlo questo mostro, anche se ricresceva sempre.. Anche se era impossibile.. Anche se sogghignava beffardo.
In quel tempo combattendolo.. camminando.. CREDENDO... Lo hai arginato.. E forse in fondo.. Anche se non lo hai sconfitto...
Hai vinto , hai resistito, vivendo come hai scelto tu. Combattendo per i tuoi principi.
Ercole in fondo ce l'ha fatta.. Noi non avremo i suoi muscoli e non siamo semi-dei ma nemmeno un nome così assurdo e una fascetta coatta in testa se è per questo.. quindi perchè no?? :)


mercoledì 21 luglio 2010

Gente ke parlano!

La gente parlano. Errato grammaticalmente.
Eppure secondo me Il plurale sulla gente rende maggiormente l'idea ..
In merito alla multitudine che parlano, mi ronza sempre in testa un aneddotto che mi raccontò anni fa la mamma.
Erano tempi in cui, ancora adolescente da poco in gruppo, capitavano le prime esperienze di vita sociale/adolescenziale, ed in cui mi imbattevo con stuporemistorabbia nelle dicerie e le malelingue.

Mamma mi raccontava che appena sposata aveva l'abitudine di affacciarsi al balcone per salutare papà che andava a lavoro.
Da lì su, gli spediva un bacetto, di quelli che si depositano con cura su una mano e che in un soffio vengono delicatemente spinti verso le labbra dell'amato prima di sparire dietro un angolo, o dentro la macchina.
All'apparenza questo gentile scambio di effusioni.. Romantico e dolce ... Non richiederebbe alcunchè da aggiungere..
Vedendo un gesto così bsognerebbe semplicemente dire "quanta grazia"
Ma la gente, le genti anzi, parlano.
Fu detto a mia mamma , o piuttosto le fu riportato, che era brutto salutare così
sulla finestra.. che appariva come una donnetta disperata che non sa cosa fare quando va via il marito.. Un pò succube e un pò triste..
Detto questo , dobbiamo anche dire che , alla vicina di casa che non salutava il marito dalla finestra quando usciva, venne riportato che la gente pensasse che il loro matrimonio fosse un pò in crisi.. Visto che non si salutavano nemmeno con un bacino.
Questo un giorno di tanti anni fa mi fece riflettere.
Uno di quei pensieri che fatti una volta se li capisci per benino non te li fai mai più. Li dai per somatizzati ad eternum.
E' proprio vero : qualsiasi cosa farai la gente parleranno lo stesso.
E per di più male.
Quindi tanto vale non preoccuparsene. Inevitabile est (in latino maccheronico prende un valore sacro indiscutibile)
Sarà mai successo che qualcuno abbia visto un altro uscire di casa con un sorriso smagliante,
cosa che stranamente tuttora capita di vedere in giro, e invece di pensare che stia nascondendo chissà quale tristezza.. Pensi: ma che bella espressione.. magari il mondo le sorride e viceversa??
UTOPIE??
Non possono piacerci tutte le genti, alcune persone ci urtano e viene normale anche parlarne quando non ci sono ma, perchè c'è sempre un ma, almeno prima potremmo provare a credere che quello che fanno vedere sia vero.
Cercare sempre il bello e il vero negli altri non è poi così difficile
La gente parlavano, parlano e parleranno sempre.. Diranno che sei sciocco, che sei freddo, algido, troppo caloroso, stronzo, antipatico e dedurrano le precedenti emozioni da semplici gesti, parole..
In questo caso La gente parlando diranno che sono analfabeta.. ;)

..E fomentandoli... RIDO.. :)




martedì 13 luglio 2010

la traduttrice di emozioni

Aveva la calzante fissazione di non ascoltare con le orecchie ma bensì con gli occhi. D'altronde il fatto che un orecchio nemmeno le funzionasse perfettamente, -da piccola a causa di un fortuito scoppio di un petardo smise di sentire le vibrazioni delle voci parlate.-avvalorava la tesi che un destino la seguisse dalla nascita.
Evidentemente Il suo corpo prima di lei aveva aderito ad un insolito processo di rifiuto della realtà triste.
Forse per questo motivo o solo per un' attitudine personale, prima di fare il percorso verso le orecchie, le parole con lei passavano direttamente attraverso la retina dopo aver attraversato la pupilla, girovagato per la sua verdissima iride, e finalmente, filtrate e poi assimilate, arrivavano a destinazione nella testa.

Il suo occhio non si limitava semplicemente ad ascoltare però, quello avrebbe potuto farlo un banalissimo orecchio ben funzionante, ma era piuttosto un fine traduttore di termini.
Attraverso tutto ciò che usciva dalla bocca di una persona e filtrando le frasi con gli occhi , si faceva un'idea tutta sua.
Come in una traduzione di greco si guardano i vocaboli, si cercano sul dizionario e poi siamo noi a dar loro il senso del discorso.. Così lei univa e SIGNIFICAVA a suo piacimento parole alla ricerca piuttosto che del senso corretto.. del più bello.
Guardava alla costruzione mentale della persona che si nascondeva dietro tante frasi: Quanto dolore, quanta felicità.. Quanto valore.. Quanti sorrisi e quante lacrime...
Spesso si perdeva in questi meandri pensierosi, era un processo naturale.

Per lei era come se scrutando attentamente con gli occhi potesse afferrare il passato, il presente e magari ipotizzare un futuro della persona trovatasi di fronte.

Se non le piaceva ciò che significavano alcuni discorsi spiacevoli, automaticamente l'occhio falsificava la realtà alterandone riccamente il senso. Lo colorava anche o lo perfezionava, smussandolo, prima ancora che arrivasse a mèta.


In pratica Accadeva spesso che le realtà povere e per questo disarmanti venissero tradotte in qualcosa di più delicato.. Stravagantemente solare.

A volte si ritrovava molto davanti a loro, a volte dietro.. A volte proprio loro, le varie realtà, svanivano e se ne formavano delle altre, decisamente più belle.


Non è forse vero che finchè non sappiamo un fatto, quello per noi non è ancora avvenuto?? Che fuggendo una notizia , ad esempio una di quelle atroci, Grossman dice più o meno la stessa cosa nel libro "a un cerbiatto somiglia il nostro amore", e facendo in modo che non arrivi, saremmo salvi dalle reazioni e dal dolore che l'apprendimento della stessa comporterebbe??


.. La dipartita di qualcuno che amiamo ad esempio: se per giorni fuggissimo il telegramma che c'è nella cassetta della posta, o se evitassimo il postino..o l'sms nel telefono ormai.. Non eviteremmo per un pò del dolore?

Se ne deduce che le cose che accadono sono vere x noi solo nel momento stesso in cui ci si interfacciano; di conseguenza modificarle e/o fuggirle equivarrebbe a cambiare un pò il corso della storia.. O quantomeno in un certo qual modo.. Posticiparlo.

Questo era per lei tradurre la realtà: fuga e salvezza. Da quelle verità tristi, anche le più sciocche e disarmanti, che circondandoci giorno dopo giorno, delusione dopo delusione.. Ci renderebbero aridi. Modificava la verità non per paura dell'ignoto.. Quanto per consapevolezza della povertà del vero. Quindi perchè non rendere legittima la sua traduzione della realtà positiva??

Come in un piccolo canale di scolo le altre, le brutte parole x intendersi , andavano via con le frasi infelici e i contenuti tristi... in una scia di lacrime al margine dell'occhio. In un piccolo rigagnolo di cose da buttar via.. Finivano in un kleenex dove è giusto che fossero piuttosto che depositate chissà dove a marcire.

Le altre, quelle belle e che le piacevano andavano a depositarsi nel colore.. Che si caricava d'intensità ogni qual volta che un'emozione sincera veniva a scontrarsi con loro.




continua...

giovedì 8 luglio 2010

Nike da combattimento

Abbiamo i biglietti per il concerto di Ligabue.
D'altronde la mia amica ed io avevamo chiesto biglietti a mezzo mondo, da qualche parte dovevano pur arrivare.
E la mia mente vaga a ricordi lontanissimi. il 1992 forse..
Andava di moda possedere le superga di colori inimmaginabili.
Ero una di quelle poche fortunate ad aver trovato le ambitissime: verde mela.. Anche se qualcuno era riuscito addirittura a trovarle rosa salmone. Le solite sculate.
Il concerto in questione si teneva in Calabria, nello stadio della squadra locale a Tortora.
Unica data calabra di Eros Ramazzotti.. un evento eccezionale.
I biglietti li avevamo da tre mesi prima.
Quando aprirono i cancelli una marea di gente cominciò a correre verso le transenne per assicurarsi il posto più vicino al cantante.
Noi atletici, ancora pallavolisti convinti, giovani forti e scattanti finimmo in seconda fila.
Nulla ci avrebbe scostato da lì.
Un piccolo dettaglio era l'orario, appena le tre del pomeriggio, il sole di agosto batteva i record degli ultimi dieci anni.
Aspettammo ore canticchiando canzoni e guadagnando centimetri e posizioni più centrali..
Finchè alle dieci, con il degno ritardo che si deve ad un'artista che si è fatto financo pagare.. La musica partì.
Passarano i primi venti minuti di quei momenti di tale emozione che credi ricorderai per tutta la vita - in verità ricorderai quando il ragazzo ti ha lasciato, quando tua mamma ti ha detto : Usi il preservativo???.. O quando a scuola sei stata bocciata -
All'improvviso la mia migliore amica accusò un piccolo cedimento , aggravato da onde impetuose che ci spostavano a destra e sinistra rispetto all'asse del nostro corpo..
Il cedimento divenne vertigine e ben presto dovemmo arrenderci al pensiero di tornare indietro..
In quel mentre nell'atto dimesso di girarmi, forse distratta dalla tristezza dello spostamento così faticosamente guadagnato oppure spinta da un'onda anomala di fan impazziti.. La mia superga verde si sfilò.. Finendo in un marasma di piedi inamovibili.. E intricati come un labirinto..
L'avevo cercata per mesi.. Forse per anni.. E lei, la mia idolatrata scarpetta svanì in men che non si dica nel nulla..
Svanì Eros, Svanì Valentina, Svanirono tutti.. La cercavo follemente. Ma appena la intravedevo e mi piegavo per raggiungerla un'altra onda mi spingeva via..

Strani i ricordi... Perchè questo è tutto ciò che ricordo di quella schifosissima serata...
Tornai a casa zoppicando senza una scarpa.

Questa volta Ligabue non mi frega. Vado con le Nike da combattimento.

lunedì 5 luglio 2010

Altrove

http://www.youtube.com/watch?v=RD3WwM6l1J0&feature=related

da sentire durante la lettura.


Mi sveglio nervosa, fin troppo agitata.
Fa un caldo eccessivo, questo esaspera maggiormente il mio alienamento.
Arrivo in ufficio trafelata. Odio correre. Non riesco nemmeno a fare la mia seconda colazione.
Il nervosismo corre su fili invisibili e sale.
Sale.
Fa caldissimo.
Ho proprio bisogno di staccare. Anche se ho appena cominciato ed è solo lunedì.
Allora accendo la musica e sento Le valse d'Amelie...
Comincia con qualche piccola nota magica.. Un dolce scampanellio.. Birbante.. Allegro e solitario..
Come se da lontano stesse arrivando qualcuno... Un folletto... Una magia... Una farfalla..
Lentamente avanza la musica.. le note si allungano e si uniscono in una melodia di piccoli trilli...
Finchè verso metà della canzone tutto comincia a congiungersi e ad amalgamarsi in un unico flusso .. Improvvisamente scorre,.... scorre ed esce dalle casse così come entra dentro me. Ed io la sento. Tra le dita che scrivono velocemente sulla tastiera e passano sulle mie guance accarezzandomi e dando una sensazione di freschezza... e poi scendono sul collo e mi massaggiano quel male che da un pò di giorni sento finchè entrano tra le vene e si attorcigliano... Come fili colorati intorno ai muscoli prima e ai nervi dopo....E passando in mezzo a tutta me , si disperdono e allungano la tensione ... la fanno scorrere giù...
Sono ad occhi chiusi e sto sognando leggera.
Sorrido anche.
Ho cavalcato quello che ormai è stato un flusso, un'onda, che sta già tornando a riva... Dolcemente.
Riapro gli occhi, sono di nuovo qui.