
venerdì 23 luglio 2010
Ercole

mercoledì 21 luglio 2010
Gente ke parlano!
La gente parlano. Errato grammaticalmente. E per di più male.
UTOPIE??
martedì 13 luglio 2010
la traduttrice di emozioni
Evidentemente Il suo corpo prima di lei aveva aderito ad un insolito processo di rifiuto della realtà triste.
Forse per questo motivo o solo per un' attitudine personale, prima di fare il percorso verso le orecchie, le parole con lei passavano direttamente attraverso la retina dopo aver attraversato la pupilla, girovagato per la sua verdissima iride, e finalmente, filtrate e poi assimilate, arrivavano a destinazione nella testa.
Il suo occhio non si limitava semplicemente ad ascoltare però, quello avrebbe potuto farlo un banalissimo orecchio ben funzionante, ma era piuttosto un fine traduttore di termini.
Attraverso tutto ciò che usciva dalla bocca di una persona e filtrando le frasi con gli occhi , si faceva un'idea tutta sua.
Come in una traduzione di greco si guardano i vocaboli, si cercano sul dizionario e poi siamo noi a dar loro il senso del discorso.. Così lei univa e SIGNIFICAVA a suo piacimento parole alla ricerca piuttosto che del senso corretto.. del più bello.
Guardava alla costruzione mentale della persona che si nascondeva dietro tante frasi: Quanto dolore, quanta felicità.. Quanto valore.. Quanti sorrisi e quante lacrime...
Spesso si perdeva in questi meandri pensierosi, era un processo naturale.
Per lei era come se scrutando attentamente con gli occhi potesse afferrare il passato, il presente e magari ipotizzare un futuro della persona trovatasi di fronte.
Se non le piaceva ciò che significavano alcuni discorsi spiacevoli, automaticamente l'occhio falsificava la realtà alterandone riccamente il senso. Lo colorava anche o lo perfezionava, smussandolo, prima ancora che arrivasse a mèta.
In pratica Accadeva spesso che le realtà povere e per questo disarmanti venissero tradotte in qualcosa di più delicato.. Stravagantemente solare.
A volte si ritrovava molto davanti a loro, a volte dietro.. A volte proprio loro, le varie realtà, svanivano e se ne formavano delle altre, decisamente più belle.
Non è forse vero che finchè non sappiamo un fatto, quello per noi non è ancora avvenuto?? Che fuggendo una notizia , ad esempio una di quelle atroci, Grossman dice più o meno la stessa cosa nel libro "a un cerbiatto somiglia il nostro amore", e facendo in modo che non arrivi, saremmo salvi dalle reazioni e dal dolore che l'apprendimento della stessa comporterebbe??
.. La dipartita di qualcuno che amiamo ad esempio: se per giorni fuggissimo il telegramma che c'è nella cassetta della posta, o se evitassimo il postino..o l'sms nel telefono ormai.. Non eviteremmo per un pò del dolore?
Se ne deduce che le cose che accadono sono vere x noi solo nel momento stesso in cui ci si interfacciano; di conseguenza modificarle e/o fuggirle equivarrebbe a cambiare un pò il corso della storia.. O quantomeno in un certo qual modo.. Posticiparlo.
Questo era per lei tradurre la realtà: fuga e salvezza. Da quelle verità tristi, anche le più sciocche e disarmanti, che circondandoci giorno dopo giorno, delusione dopo delusione.. Ci renderebbero aridi. Modificava la verità non per paura dell'ignoto.. Quanto per consapevolezza della povertà del vero. Quindi perchè non rendere legittima la sua traduzione della realtà positiva??
Come in un piccolo canale di scolo le altre, le brutte parole x intendersi , andavano via con le frasi infelici e i contenuti tristi... in una scia di lacrime al margine dell'occhio. In un piccolo rigagnolo di cose da buttar via.. Finivano in un kleenex dove è giusto che fossero piuttosto che depositate chissà dove a marcire.
Le altre, quelle belle e che le piacevano andavano a depositarsi nel colore.. Che si caricava d'intensità ogni qual volta che un'emozione sincera veniva a scontrarsi con loro.
continua...
giovedì 8 luglio 2010
Nike da combattimento
D'altronde la mia amica ed io avevamo chiesto biglietti a mezzo mondo, da qualche parte dovevano pur arrivare.
E la mia mente vaga a ricordi lontanissimi. il 1992 forse..
Andava di moda possedere le superga di colori inimmaginabili.
Ero una di quelle poche fortunate ad aver trovato le ambitissime: verde mela.. Anche se qualcuno era riuscito addirittura a trovarle rosa salmone. Le solite sculate.
Il concerto in questione si teneva in Calabria, nello stadio della squadra locale a Tortora.
Unica data calabra di Eros Ramazzotti.. un evento eccezionale.
I biglietti li avevamo da tre mesi prima.
Quando aprirono i cancelli una marea di gente cominciò a correre verso le transenne per assicurarsi il posto più vicino al cantante.
Noi atletici, ancora pallavolisti convinti, giovani forti e scattanti finimmo in seconda fila.
Nulla ci avrebbe scostato da lì.
Un piccolo dettaglio era l'orario, appena le tre del pomeriggio, il sole di agosto batteva i record degli ultimi dieci anni.
Aspettammo ore canticchiando canzoni e guadagnando centimetri e posizioni più centrali..
Finchè alle dieci, con il degno ritardo che si deve ad un'artista che si è fatto financo pagare.. La musica partì.
Passarano i primi venti minuti di quei momenti di tale emozione che credi ricorderai per tutta la vita - in verità ricorderai quando il ragazzo ti ha lasciato, quando tua mamma ti ha detto : Usi il preservativo???.. O quando a scuola sei stata bocciata -
All'improvviso la mia migliore amica accusò un piccolo cedimento , aggravato da onde impetuose che ci spostavano a destra e sinistra rispetto all'asse del nostro corpo..
Il cedimento divenne vertigine e ben presto dovemmo arrenderci al pensiero di tornare indietro..
In quel mentre nell'atto dimesso di girarmi, forse distratta dalla tristezza dello spostamento così faticosamente guadagnato oppure spinta da un'onda anomala di fan impazziti.. La mia superga verde si sfilò.. Finendo in un marasma di piedi inamovibili.. E intricati come un labirinto..
L'avevo cercata per mesi.. Forse per anni.. E lei, la mia idolatrata scarpetta svanì in men che non si dica nel nulla..
Svanì Eros, Svanì Valentina, Svanirono tutti.. La cercavo follemente. Ma appena la intravedevo e mi piegavo per raggiungerla un'altra onda mi spingeva via..
Strani i ricordi... Perchè questo è tutto ciò che ricordo di quella schifosissima serata...
Tornai a casa zoppicando senza una scarpa.
Questa volta Ligabue non mi frega. Vado con le Nike da combattimento.
lunedì 5 luglio 2010
Altrove
da sentire durante la lettura.
Mi sveglio nervosa, fin troppo agitata.
Fa un caldo eccessivo, questo esaspera maggiormente il mio alienamento.
Arrivo in ufficio trafelata. Odio correre. Non riesco nemmeno a fare la mia seconda colazione.
Il nervosismo corre su fili invisibili e sale.
Sale.
Fa caldissimo.
Ho proprio bisogno di staccare. Anche se ho appena cominciato ed è solo lunedì.
Allora accendo la musica e sento Le valse d'Amelie...
Comincia con qualche piccola nota magica.. Un dolce scampanellio.. Birbante.. Allegro e solitario..
Come se da lontano stesse arrivando qualcuno... Un folletto... Una magia... Una farfalla..
Lentamente avanza la musica.. le note si allungano e si uniscono in una melodia di piccoli trilli...
Finchè verso metà della canzone tutto comincia a congiungersi e ad amalgamarsi in un unico flusso .. Improvvisamente scorre,.... scorre ed esce dalle casse così come entra dentro me. Ed io la sento. Tra le dita che scrivono velocemente sulla tastiera e passano sulle mie guance accarezzandomi e dando una sensazione di freschezza... e poi scendono sul collo e mi massaggiano quel male che da un pò di giorni sento finchè entrano tra le vene e si attorcigliano... Come fili colorati intorno ai muscoli prima e ai nervi dopo....E passando in mezzo a tutta me , si disperdono e allungano la tensione ... la fanno scorrere giù...
Sono ad occhi chiusi e sto sognando leggera.
Sorrido anche.
Ho cavalcato quello che ormai è stato un flusso, un'onda, che sta già tornando a riva... Dolcemente.
Riapro gli occhi, sono di nuovo qui.