martedì 13 luglio 2010

la traduttrice di emozioni

Aveva la calzante fissazione di non ascoltare con le orecchie ma bensì con gli occhi. D'altronde il fatto che un orecchio nemmeno le funzionasse perfettamente, -da piccola a causa di un fortuito scoppio di un petardo smise di sentire le vibrazioni delle voci parlate.-avvalorava la tesi che un destino la seguisse dalla nascita.
Evidentemente Il suo corpo prima di lei aveva aderito ad un insolito processo di rifiuto della realtà triste.
Forse per questo motivo o solo per un' attitudine personale, prima di fare il percorso verso le orecchie, le parole con lei passavano direttamente attraverso la retina dopo aver attraversato la pupilla, girovagato per la sua verdissima iride, e finalmente, filtrate e poi assimilate, arrivavano a destinazione nella testa.

Il suo occhio non si limitava semplicemente ad ascoltare però, quello avrebbe potuto farlo un banalissimo orecchio ben funzionante, ma era piuttosto un fine traduttore di termini.
Attraverso tutto ciò che usciva dalla bocca di una persona e filtrando le frasi con gli occhi , si faceva un'idea tutta sua.
Come in una traduzione di greco si guardano i vocaboli, si cercano sul dizionario e poi siamo noi a dar loro il senso del discorso.. Così lei univa e SIGNIFICAVA a suo piacimento parole alla ricerca piuttosto che del senso corretto.. del più bello.
Guardava alla costruzione mentale della persona che si nascondeva dietro tante frasi: Quanto dolore, quanta felicità.. Quanto valore.. Quanti sorrisi e quante lacrime...
Spesso si perdeva in questi meandri pensierosi, era un processo naturale.

Per lei era come se scrutando attentamente con gli occhi potesse afferrare il passato, il presente e magari ipotizzare un futuro della persona trovatasi di fronte.

Se non le piaceva ciò che significavano alcuni discorsi spiacevoli, automaticamente l'occhio falsificava la realtà alterandone riccamente il senso. Lo colorava anche o lo perfezionava, smussandolo, prima ancora che arrivasse a mèta.


In pratica Accadeva spesso che le realtà povere e per questo disarmanti venissero tradotte in qualcosa di più delicato.. Stravagantemente solare.

A volte si ritrovava molto davanti a loro, a volte dietro.. A volte proprio loro, le varie realtà, svanivano e se ne formavano delle altre, decisamente più belle.


Non è forse vero che finchè non sappiamo un fatto, quello per noi non è ancora avvenuto?? Che fuggendo una notizia , ad esempio una di quelle atroci, Grossman dice più o meno la stessa cosa nel libro "a un cerbiatto somiglia il nostro amore", e facendo in modo che non arrivi, saremmo salvi dalle reazioni e dal dolore che l'apprendimento della stessa comporterebbe??


.. La dipartita di qualcuno che amiamo ad esempio: se per giorni fuggissimo il telegramma che c'è nella cassetta della posta, o se evitassimo il postino..o l'sms nel telefono ormai.. Non eviteremmo per un pò del dolore?

Se ne deduce che le cose che accadono sono vere x noi solo nel momento stesso in cui ci si interfacciano; di conseguenza modificarle e/o fuggirle equivarrebbe a cambiare un pò il corso della storia.. O quantomeno in un certo qual modo.. Posticiparlo.

Questo era per lei tradurre la realtà: fuga e salvezza. Da quelle verità tristi, anche le più sciocche e disarmanti, che circondandoci giorno dopo giorno, delusione dopo delusione.. Ci renderebbero aridi. Modificava la verità non per paura dell'ignoto.. Quanto per consapevolezza della povertà del vero. Quindi perchè non rendere legittima la sua traduzione della realtà positiva??

Come in un piccolo canale di scolo le altre, le brutte parole x intendersi , andavano via con le frasi infelici e i contenuti tristi... in una scia di lacrime al margine dell'occhio. In un piccolo rigagnolo di cose da buttar via.. Finivano in un kleenex dove è giusto che fossero piuttosto che depositate chissà dove a marcire.

Le altre, quelle belle e che le piacevano andavano a depositarsi nel colore.. Che si caricava d'intensità ogni qual volta che un'emozione sincera veniva a scontrarsi con loro.




continua...

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